Electro-rock da “laboratorio” con i Frank Einstein Junior

Il loro logo imperversa sui muri di molti Paesi  europei.  La verve dei loro brani entra in testa come dei veri e propri slogan. All’uscita del loro primo videoclip ufficiale 8bit Love hanno scalato la prima posizione della chart Elettronica-Italia su Reverb Nation e  il video viene condiviso su tutti i social network. Incontriamo i tre audaci electro-rocker della band Frank Einstein Junior che hanno remixato anche la celebre Fuel dei Metallica.

Come è stato accolto dal pubblico  il vostro progetto?

Indubbiamente è un progetto ambizioso ma ai concerti il pubblico sta dando risposte positive. È incredibile, ma all’inizio di ogni nostro pezzo sentiamo la gente cantare. Se pensi che questa cosa sta succedendo già dal primo tour, sicuramente è una gran soddisfazione e ci fa pensare che stiamo andando nella direzione giusta.

Dunque non si tratta solo di composizioni elettroniche fatte in casa ma anche di veri e propri live?

Certamente, la differenza tra il nostro progetto e la normale elettronica sta proprio nella componente live, eseguiamo i brani dal vivo nella migliore tradizione rock.

Curioso, e quindi come funzionano i live?

Siamo un trio: tastiere/programming, batteria e basso. Il tutto funziona praticamente come in una rock band. Partendo dalle jam session in sala prove, si passa a rifinire e arrangiare i brani in studio per poi riproporre l’esecuzione originale dal vivo. Inoltre come in un ordinario dj-set la musica non si ferma: è un’esecuzione continua dall’inizio alla fine dello show, perché sarebbe impossibile fermare chi sta ballando, giusto?

Avete scelto di non mostrarvi ma di suonare mascherati. Perché questa scelta?

L’idea delle maschere sembra essere una tendenza. Ma Frank Einstein Junior è un esperimento, quando creiamo musica ci sentiamo come in un laboratorio, con tanto di camici e maschere. Dal vivo è lo stesso, perché ogni live è un esperimento a sé. Non vogliamo rivelare la nostra identità proprio per questo. Suoniamo ormai da 20 anni, in diversi progetti di generi musicali molto differenti tra loro e sentiamo l’esigenza di non pregiudicare il risultato dell’esperimento, preferiamo “provocare” giudizi autentici.

A questo punto la domanda è naturale, perché questo nome?

È un gioco di parole! Prendi il più grande scienziato della storia, omaggialo con il romanzo che più di ogni altro ha contribuito al concetto di ibrido nella letteratura, il tutto farcito dalla grande ironia di un cult-movie ed il gioco è fatto. Il mostro, l’esperimento, in quanto diverso causa terrore, ma noi vogliamo sfatare questo mito presentando qualcosa di diverso e “cool” allo stesso tempo.

È da qui che nasce il testo di Si può fare?

Esattamente! È un omaggio a tutto questo, è un inno alla mancanza di pregiudizi nella musica come in ogni altra cosa. Pensa a qualunque cosa non fai. In realtà si può fare, no? (ridono)

Quali progetti avete in cantiere?

Abbiamo all’attivo alcune composizioni originali e remix, in cantiere altri brani con i quali contiamo di produrre a breve un EP. Si può fare!

I FRANK EINSTEIN JUNIOR sul web:

http://www.frankjunior.net/

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2 Comments

  1. Francesco Biacca

    08/10/2013 at 15:19

    ciao!
    sono disponibili video su youtube?

    • Redazione

      08/10/2013 at 21:30

      Ciao Francesco,
      in fondo all’intervista trovi tutti i link della band, tra cui anche il loro canale YouTube!

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